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Viste di  #tropea della sua rupe con il  #centrostorico,  del suo  #mare e dell'isolotto di  #santamariadellisola ai piedi della  #rupe  #Tropea  #calabria  #costadeglidei

Viste di #tropea della sua rupe con il #centrostorico, del suo #mare e dell'isolotto di #santamariadellisola ai piedi della #rupe #tropea #calabria #costadeglidei

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12 days ago
La veneratissima Madonna di Romania   #madonnadiromania protettrice di  #Tropea,  #tavola  #bizantineggiante  #iconografiabizantina all'interno dell' #abside centrale della  #cattedralenormanna  #cattedraleditropea L’effige rappresenta la patrona della città: la Madonna di Romania (da Romània nome con cui si identificavano le terre conquistate dai Romani, in particolare la parte orientale dell’impero) oggetto di grande venerazione da parte della popolazione. Secondo la tradizione, il quadro sarebbe giunto via mare a bordo di una nave che, impossibilitata a ripartire, avrebbe consegnato l’icona al vescovo locale. Con tutta probabilità, però, l’arrivo del dipinto sarebbe da attribuire all’ #iconoclastia, movimento sorto nell’oriente romano nell’VIII sec. d.C. per combattere l’idolatria delle immagini sacre.
Numerosi sono i miracoli attribuiti alla  #Madonna nel corso dei secoli: si annoverano protezioni da pestilenze, terremoti, carestie e altre calamità, ma l’episodio più famoso riporta ancora oggi testimonianze tangibili, e sono le 2 bombe miracolosamente inesplose della  #secondaguerramondiale poste ora internamente ai lati della porta d'ingresso alla Chiesa.  #tropea  #calabria

La veneratissima Madonna di Romania #madonnadiromania protettrice di #tropea, #tavola #bizantineggiante #iconografiabizantina all'interno dell' #abside centrale della #cattedralenormanna #cattedraleditropea L’effige rappresenta la patrona della città: la Madonna di Romania (da Romània nome con cui si identificavano le terre conquistate dai Romani, in particolare la parte orientale dell’impero) oggetto di grande venerazione da parte della popolazione. Secondo la tradizione, il quadro sarebbe giunto via mare a bordo di una nave che, impossibilitata a ripartire, avrebbe consegnato l’icona al vescovo locale. Con tutta probabilità, però, l’arrivo del dipinto sarebbe da attribuire all’ #iconoclastia, movimento sorto nell’oriente romano nell’VIII sec. d.C. per combattere l’idolatria delle immagini sacre. Numerosi sono i miracoli attribuiti alla #madonna nel corso dei secoli: si annoverano protezioni da pestilenze, terremoti, carestie e altre calamità, ma l’episodio più famoso riporta ancora oggi testimonianze tangibili, e sono le 2 bombe miracolosamente inesplose della #secondaguerramondiale poste ora internamente ai lati della porta d'ingresso alla Chiesa. #tropea #calabria

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12 days ago
 #oggi tanta  #autostrada  #autostradadelsole detta anche  #autostradadelmediterraneo e tante  #gallerie  #tunnels in the  #highway  #A1  #autosole come in questo  #dipinto  #painting  #oiloncanvas di Enzo Benedetto  #enzobenedetto "Sull'autostrada del sole"  #1961 cm. 120x60 presso  #pinacotecacivica di  #reggiocalabria

#oggi tanta #autostrada #autostradadelsole detta anche #autostradadelmediterraneo e tante #gallerie #tunnels in the #highway #a1 #autosole come in questo #dipinto #Painting #OilonCanvas di Enzo Benedetto #enzobenedetto "Sull'autostrada del sole" #1961 cm. 120x60 presso #PinacotecaCivica di #reggiocalabria

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13 days ago
 #testa di  #arpocrate  #iisecolodc  #divinitàegizia figlio di  #iside e  #osiride chiamato anche  #horus  #horo. L'immagine di Iside che allattava il figlio ispirò, secondo alcuni, successivamente i  #copti nell'iconografia della  #vergineconilbambino. Anche se di origini egiziane, soprattutto dell'area del Basso Egitto, il suo culto venne presto adottato anche nell'area greca e romana, dove rappresentò il dio del silenzio, con il dito alla bocca e cinto di un mantello cosparso di occhi e di orecchi.fanciullo fu punto da uno scorpione, guarì grazie alla magia della madre, divenendo così il  #simbolo delle guarigioni. L'amuleto che lo raffigurava in piedi, su un coccodrillo, mentre tiene in mano dei serpenti, era considerato di buon auspicio in caso di malattia.In età moderna, soprattutto nel corso del Seicento, molti eruditi, come ad esempio Ralph Cudworth, ripresero la figura di Arpocrate come esempio e  #metafora della discrezione in ambito politico e dell' #approccio  #esoterico alla conoscenza.  #museoarcheologicodireggiocalabria  #reggiocalabria  #regiumjulii  #statua  #calabria

#testa di #arpocrate #iisecolodc #divinitàegizia figlio di #iside e #osiride chiamato anche #horus #horo. L'immagine di Iside che allattava il figlio ispirò, secondo alcuni, successivamente i #copti nell'iconografia della #vergineconilbambino. Anche se di origini egiziane, soprattutto dell'area del Basso Egitto, il suo culto venne presto adottato anche nell'area greca e romana, dove rappresentò il dio del silenzio, con il dito alla bocca e cinto di un mantello cosparso di occhi e di orecchi.fanciullo fu punto da uno scorpione, guarì grazie alla magia della madre, divenendo così il #simbolo delle guarigioni. L'amuleto che lo raffigurava in piedi, su un coccodrillo, mentre tiene in mano dei serpenti, era considerato di buon auspicio in caso di malattia.In età moderna, soprattutto nel corso del Seicento, molti eruditi, come ad esempio Ralph Cudworth, ripresero la figura di Arpocrate come esempio e #metafora della discrezione in ambito politico e dell' #approccio #esoterico alla conoscenza. #museoarcheologicodireggiocalabria #reggiocalabria #regiumjulii #statua #calabria

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15 days ago
L'Arena dello Stretto  #arenadellostretto (o Anfiteatro  #Anassilaos) è un  #teatro di costruzione moderna, a imitazione degli antichi teatri greci, situato sul   #lungomareFalcomatà  a  #reggiocalabria  nel punto in cui prima del terremoto del 1908 sorgeva il Molo di Porto Salvo. Cippo Marmoreo, fu inaugurato nel maggio del 1932. La statua in bronzo al centro (opera dello scultore messinese  #Bonfiglio) raffigura  #Atena  #AthenaPromachos, la dea Atena combattente, che sta a difesa della città di Reggio.
Al termine dei lavori di ristrutturazione ed ammodernamento del lungomare nel 2001 il monumento con la statua di Atena è stato collocato sul pontone al centro del teatro ma, mentre in origine la statua che protegge la città era rivolta verso il mare, l'allora sindaco Italo Falcomatà volle che la statua fosse rivolta verso la città stessa.

L'Arena dello Stretto #arenadellostretto (o Anfiteatro #Anassilaos) è un #teatro di costruzione moderna, a imitazione degli antichi teatri greci, situato sul #lungomareFalcomatà a #reggiocalabria nel punto in cui prima del terremoto del 1908 sorgeva il Molo di Porto Salvo. Cippo Marmoreo, fu inaugurato nel maggio del 1932. La statua in bronzo al centro (opera dello scultore messinese #Bonfiglio) raffigura #atena #athenapromachos, la dea Atena combattente, che sta a difesa della città di Reggio. Al termine dei lavori di ristrutturazione ed ammodernamento del lungomare nel 2001 il monumento con la statua di Atena è stato collocato sul pontone al centro del teatro ma, mentre in origine la statua che protegge la città era rivolta verso il mare, l'allora sindaco Italo Falcomatà volle che la statua fosse rivolta verso la città stessa.

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16 days ago
 #testa  #maschile in  #bronzo detta  #testadiporticello di  #porticello, metà  #vsecoloac Faceva parte del carico di una nave affondata tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. al largo della costa calabrese, non lontano da Reggio. Era stata divelta dalla sua statua (probabilmente destinata alla fusione) con violenti colpi di martello che ne avevano causato larghe fratture e deformazioni. E adesso, dopo aver partecipato alla recente mostra alla Venaria di Torino in seguito all’ accurato restauro finanziato grazie al progetto “Restituzioni 2018” promosso dalla Fondazione Intesa Sanpaolo, la Testa di Porticello torna a casa, al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
Sarà collocata nella sala dei Bronzi di Riace e racconterà al pubblico la sua affascinante storia.

La Testa rappresenta un uomo maturo dalla lunga barba e la ricca capigliatura trattenuta da una benda. Il reperto - originariamente appartenento a una statua bronzea di dimensioni superiori al naturale. Risente di influenze attiche e peloponnesiache, trovando importanti confronti con la statua del Capo Artemision o lo Zeus delle metope del tempio E di Selinunte.

Recuperata nel 1969 nelle acque di Porticello, nei pressi di Villa San Giovanni, la Testa era stata trafugata per essere immessa sul mercato antiquario, giungendo così all’Antikenmuseum di Basilea, senza però essere mai esposta. Da qui si spiega il nome inizialmente attribuitole, Testa di Basilea, che d’ora in poi sarà riconosciuta con il legittimo nome dal luogo del ritrovamento.

Grazie a un identikit realizzato dalla Polizia grazie ad alcuni testimoni che avevano visto l’opera subito dopo il ritrovamento, questo capolavoro in bronzo era stato restituito dal museo svizzero allo Stato Italiano nel 1993. L’intervento di restauro è stato condotto da Giuseppe Mantella, con la collaborazione di Flavia Gazineo e Antonella Aricò, sotto la direzione del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. Il cantiere è stato appositamente allestito nello spazio di Piazza Paolo Orsi, affinché il pubblico potesse assistere alle varie attività di ricerca, analisi e intervento. Da https://www.arte.it/notizie/reggio-calabria/la-testa-di-porticello  #dettagliartistici

#testa #maschile in #bronzo detta #testadiporticello di #porticello, metà #vsecoloac Faceva parte del carico di una nave affondata tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. al largo della costa calabrese, non lontano da Reggio. Era stata divelta dalla sua statua (probabilmente destinata alla fusione) con violenti colpi di martello che ne avevano causato larghe fratture e deformazioni. E adesso, dopo aver partecipato alla recente mostra alla Venaria di Torino in seguito all’ accurato restauro finanziato grazie al progetto “Restituzioni 2018” promosso dalla Fondazione Intesa Sanpaolo, la Testa di Porticello torna a casa, al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Sarà collocata nella sala dei Bronzi di Riace e racconterà al pubblico la sua affascinante storia. La Testa rappresenta un uomo maturo dalla lunga barba e la ricca capigliatura trattenuta da una benda. Il reperto - originariamente appartenento a una statua bronzea di dimensioni superiori al naturale. Risente di influenze attiche e peloponnesiache, trovando importanti confronti con la statua del Capo Artemision o lo Zeus delle metope del tempio E di Selinunte. Recuperata nel 1969 nelle acque di Porticello, nei pressi di Villa San Giovanni, la Testa era stata trafugata per essere immessa sul mercato antiquario, giungendo così all’Antikenmuseum di Basilea, senza però essere mai esposta. Da qui si spiega il nome inizialmente attribuitole, Testa di Basilea, che d’ora in poi sarà riconosciuta con il legittimo nome dal luogo del ritrovamento. Grazie a un identikit realizzato dalla Polizia grazie ad alcuni testimoni che avevano visto l’opera subito dopo il ritrovamento, questo capolavoro in bronzo era stato restituito dal museo svizzero allo Stato Italiano nel 1993. L’intervento di restauro è stato condotto da Giuseppe Mantella, con la collaborazione di Flavia Gazineo e Antonella Aricò, sotto la direzione del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. Il cantiere è stato appositamente allestito nello spazio di Piazza Paolo Orsi, affinché il pubblico potesse assistere alle varie attività di ricerca, analisi e intervento. Da https://www.arte.it/notizie/reggio-calabria/la-testa-di-porticello #dettagliartistici

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 #testa  #maschile in  #bronzo detta  #testadiporticello di  #porticello, metà  #vsecoloac Faceva parte del carico di una nave affondata tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. al largo della costa calabrese, non lontano da Reggio. Era stata divelta dalla sua statua (probabilmente destinata alla fusione) con violenti colpi di martello che ne avevano causato larghe fratture e deformazioni. E adesso, dopo aver partecipato alla recente mostra alla Venaria di Torino in seguito all’ accurato restauro finanziato grazie al progetto “Restituzioni 2018” promosso dalla Fondazione Intesa Sanpaolo, la Testa di Porticello torna a casa, al Museo Archeologico di Reggio Calabria.
Sarà collocata nella sala dei Bronzi di Riace e racconterà al pubblico la sua affascinante storia.

La Testa rappresenta un uomo maturo dalla lunga barba e la ricca capigliatura trattenuta da una benda. Il reperto - originariamente appartenento a una statua bronzea di dimensioni superiori al naturale. Risente di influenze attiche e peloponnesiache, trovando importanti confronti con la statua del Capo Artemision o lo Zeus delle metope del tempio E di Selinunte.

Recuperata nel 1969 nelle acque di Porticello, nei pressi di Villa San Giovanni, la Testa era stata trafugata per essere immessa sul mercato antiquario, giungendo così all’Antikenmuseum di Basilea, senza però essere mai esposta. Da qui si spiega il nome inizialmente attribuitole, Testa di Basilea, che d’ora in poi sarà riconosciuta con il legittimo nome dal luogo del ritrovamento.

Grazie a un identikit realizzato dalla Polizia grazie ad alcuni testimoni che avevano visto l’opera subito dopo il ritrovamento, questo capolavoro in bronzo era stato restituito dal museo svizzero allo Stato Italiano nel 1993. L’intervento di restauro è stato condotto da Giuseppe Mantella, con la collaborazione di Flavia Gazineo e Antonella Aricò, sotto la direzione del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. Il cantiere è stato appositamente allestito nello spazio di Piazza Paolo Orsi, affinché il pubblico potesse assistere alle varie attività di ricerca, analisi e intervento. Da https://www.arte.it/notizie/reggio-calabria/la-testa-di-porticello

#testa #maschile in #bronzo detta #testadiporticello di #porticello, metà #vsecoloac Faceva parte del carico di una nave affondata tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. al largo della costa calabrese, non lontano da Reggio. Era stata divelta dalla sua statua (probabilmente destinata alla fusione) con violenti colpi di martello che ne avevano causato larghe fratture e deformazioni. E adesso, dopo aver partecipato alla recente mostra alla Venaria di Torino in seguito all’ accurato restauro finanziato grazie al progetto “Restituzioni 2018” promosso dalla Fondazione Intesa Sanpaolo, la Testa di Porticello torna a casa, al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Sarà collocata nella sala dei Bronzi di Riace e racconterà al pubblico la sua affascinante storia. La Testa rappresenta un uomo maturo dalla lunga barba e la ricca capigliatura trattenuta da una benda. Il reperto - originariamente appartenento a una statua bronzea di dimensioni superiori al naturale. Risente di influenze attiche e peloponnesiache, trovando importanti confronti con la statua del Capo Artemision o lo Zeus delle metope del tempio E di Selinunte. Recuperata nel 1969 nelle acque di Porticello, nei pressi di Villa San Giovanni, la Testa era stata trafugata per essere immessa sul mercato antiquario, giungendo così all’Antikenmuseum di Basilea, senza però essere mai esposta. Da qui si spiega il nome inizialmente attribuitole, Testa di Basilea, che d’ora in poi sarà riconosciuta con il legittimo nome dal luogo del ritrovamento. Grazie a un identikit realizzato dalla Polizia grazie ad alcuni testimoni che avevano visto l’opera subito dopo il ritrovamento, questo capolavoro in bronzo era stato restituito dal museo svizzero allo Stato Italiano nel 1993. L’intervento di restauro è stato condotto da Giuseppe Mantella, con la collaborazione di Flavia Gazineo e Antonella Aricò, sotto la direzione del direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. Il cantiere è stato appositamente allestito nello spazio di Piazza Paolo Orsi, affinché il pubblico potesse assistere alle varie attività di ricerca, analisi e intervento. Da https://www.arte.it/notizie/reggio-calabria/la-testa-di-porticello

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16 days ago
Uno dei tanti  #palazzi in  #stileliberty che caratterizzano le belle vie di  #reggiocalabria ricostruita in gran parte dopo il forte  #terremoto  #earthquake del  #1908  #architetto  #pietroborradori anno  #1922

Uno dei tanti #palazzi in #stileliberty che caratterizzano le belle vie di #reggiocalabria ricostruita in gran parte dopo il forte #terremoto #earthquake del #1908 #architetto #pietroborradori anno #1922

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16 days ago
La  #spiaggia e il  #mare  #martirreno a  #tropea  #tropeabeach un autentico paradiso  #costadeglidei

La #spiaggia e il #mare #martirreno a #tropea #tropeabeach un autentico paradiso #costadeglidei

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17 days ago
La  #loutrophoros (greco antico: λουτροφόρος; etimologia greca: λουτρόν/loutròn e φέρω/pherō, tradotto in italiano: "acqua del bagno" e "portare") è un  #vasogreco antico in  #ceramic , di forma allungata, caratterizzato da un collo alto, generalmente della stessa misura della pancia, e da due anse impostate sulla spalla e appena sotto l'orlo. La loutrophoros è una forma vascolare ben attestata, restituitaci da numerosi siti archeologici del  #mediterraneo interessato dalla  #colonizzazione  greca. Assume particolare rilevanza nell'area magno-greca  #magnagrecia dove a livello artistico si assiste ad un'evoluzione della forma vascolare che interessa soprattutto le anse, sempre più elaborate e barocche, e in generale la forma del vaso, più longilinea e slanciata (da Wikipedia). Questo vaso si trova nel   #museoarcheologiconazionale di  #reggiocalabria e sembra di origine  #apula risalente al  #IVsecoloac. Nel V secolo a.C. questi vasi vennero principalmente utilizzati per conservare l'acqua lustrale, acqua purificata destinata ad uso rituale, per la pulizia del corpo prima del matrimonio, o per la pulizia del corpo delle donne decedute ancora nubili. Le decorazioni della loutrophoros frequentemente sono connesse a queste destinazioni e rappresentano processioni o altri dettagli relativi alla preparazione della cerimonia nuziale, lamentazioni ed esposizioni dei defunti.  #dettagliartistici  #dettagli  #museoarcheologicoreggiocalabria

La #loutrophoros (greco antico: λουτροφόρος; etimologia greca: λουτρόν/loutròn e φέρω/pherō, tradotto in italiano: "acqua del bagno" e "portare") è un #vasogreco antico in #ceramic , di forma allungata, caratterizzato da un collo alto, generalmente della stessa misura della pancia, e da due anse impostate sulla spalla e appena sotto l'orlo. La loutrophoros è una forma vascolare ben attestata, restituitaci da numerosi siti archeologici del #mediterraneo interessato dalla #colonizzazione greca. Assume particolare rilevanza nell'area magno-greca #magnagrecia dove a livello artistico si assiste ad un'evoluzione della forma vascolare che interessa soprattutto le anse, sempre più elaborate e barocche, e in generale la forma del vaso, più longilinea e slanciata (da Wikipedia). Questo vaso si trova nel #museoarcheologiconazionale di #reggiocalabria e sembra di origine #apula risalente al #IVsecoloac. Nel V secolo a.C. questi vasi vennero principalmente utilizzati per conservare l'acqua lustrale, acqua purificata destinata ad uso rituale, per la pulizia del corpo prima del matrimonio, o per la pulizia del corpo delle donne decedute ancora nubili. Le decorazioni della loutrophoros frequentemente sono connesse a queste destinazioni e rappresentano processioni o altri dettagli relativi alla preparazione della cerimonia nuziale, lamentazioni ed esposizioni dei defunti. #dettagliartistici #dettagli #museoarcheologicoreggiocalabria

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17 days ago